🚗🚙🚌🚐🛻 #tiromancino/ E78 Due Mari, sta per cadere l'ultimo alibi della Maremma
A guardare lo stato dei cantieri, stavolta la “Senese” – come i maremmani chiamano il tratto Grosseto-Siena della E78 Strada dei Due Mari - potrebbe davvero essere pronta entro il secondo semestre 2026, come previsto da Anas. Con la vecchia galleria di Casal di Pari ristrutturata e riaperta al traffico già alla fine di quest’anno.
Se così fosse, il miracolo al contrario dei 26 anni trascorsi dall’inizio dei lavori nel 2000 (per adeguare 65 km!) si sarà materializzato in un “batter d’occhio”…. E soprattutto, a quel momento, per la provincia di Grosseto non sarà più spendibile il grande alibi collettivo dell’isolamento infrastrutturale rispetto ai nodi irrisolti della sua marginalità geografica, economica e demografica. Naturalmente, nelle more del prossimo quarto di secolo d’attesa per l’autostrada tirrenica. Nel frattempo declassata a adeguamento dell’Aurelia. Menomato dal famigerato ponte sullo stretto di Messina, che coi suoi 13,5 miliardi di costo (che saranno molti di più) ha sottratto il miliardo e mezzo necessario alla sua realizzazione. Ma tant’è.
Una nuova arteria stradale, d’altra parte, ha di per sé stessa un’ambivalenza intrinseca. Può esser utilizzata per scappare velocemente verso lidi più dinamici come Siena, Arezzo o Firenze. Oppure può attirare persone e investimenti, alimentando un nuovo dinamismo socioeconomico. Staremo a vedere.
Tra gli effetti immediati della nuova più veloce e sicura accessibilità alla Maremma da parte di senesi, fiorentini, aretini e perugini, c'è da scommetterci l'osso del collo, ci sarà quello di una maggiore pressione per realizzare nuove seconde case lungo la costa per rispondere alla rinvigorita “domanda” turistica….. Un riflesso pavloviano da rendita immobiliare che periodicamente scatta dalle nostre parti, al quale sarebbe bene opporre una strenua resistenza.
Al di là del cliché oramai putrescente del fallimentare modello di sviluppo basato sui “villettifici”. Per fare solo un piccolo esempio di qualcosa di buono che potrebbe essere associato alla nuova Senese, basterebbe fossero riaperte le danze al polo logistico realizzato in fondo a via Genova nel 2022, ma mai aperto. Un’area di 30mila metri quadri, dotata di un capannone di circa 5.000, urbanizzata dalla Techbau Spa di Castelletto Sopra Ticino (No) per conto di Amazon Italia, che avrebbe dovuto ospitare un magazzino di smistamento dei pacchi “last mile” (ultimo miglio). Ennesima promessa tradita.
L’importante sarebbe non cadere nella trappola del “sapere nostalgico” (cit.). Quel mix di diffidenza per quel che potrebbe arrivare e di rimpianto del passato. Una roba molto reazionaria e conservatrice. Che porta inevitabilmente a ripercorrere gli errori già commessi in nome degl’immaginari “bei tempi che furono”. Per cui, dicendola in termini paradossali, a qualcuno la E78 adeguata potrebbe suggerire di rilanciare la disastrosa esperienza degl’incubatori d’impresa – Grosseto, Scarlino e Massa Marittima - patrocinati a suo tempo attraverso la società pubblica Grosseto Sviluppo. Oggi, di fatto, un’immobiliare che si limita ad affittare un po’ di superfici. Ennesima incarnazione della rendita.
Una strada serve per scappare, o per arrivare. È una specie di macchina del tempo: ti può precipitare nel passato, o nel futuro. Il tema è filosofico e pratico. Perché la provincia di Grosseto è terra di rendite di posizione: immobiliari, fondiarie, paesaggistiche, demaniali. La nuova Senese – SS 223 di Paganico o E78, che dir si voglia – quindi, potrebbe essere un pretesto d’emancipazione, ma non basterà più l'ottimismo della volontà. In assenza (evidente) di politiche d’indirizzo e d’una visione di rottura rispetto al ruolo del capoluogo e del suo territorio, infatti, l’infrastruttura stradale rimarrà semplicemente via di comunicazione e non fattore di sviluppo.
Fra i tanti rischi, l’autocompiacimento estetizzante dell'idea di Maremma: un bias cognitivo che ha già generato immobilismo sociale e autocastrazione rispetto ai cosiddetti driver di sviluppo. Per cui un migliore collegamento viario alla Toscana forte, quella a trazione manifatturiera, potrebbe essere preso a pretesto per affermare definitivamente l'idea che dobbiamo essere un grande pensionato a cielo aperto, una Disneyland per facoltosi rentier (titolari di rendita). Rinvigorendo la vocazione al martirio per ambire a diventare una Florida in pollici.
Oppure, anche peggio. Come lasciava intuire l’orrida ipotesi urbanistica, fortunatamente bloccata, di rendere edificabili tutte le aree circostanti la rotonda di Roselle – porta d’accesso e d’arrivo della Senese - per realizzarci outlet, supermercati, fitness centre, magazzini e ogni altra declinazione della contemporanea perversione commerciale che già ha sfigurato Grosseto.
L'accorciamento dei tempi di percorrenza è un'opportunità, allo stesso modo in cui è un rischio. Dipende da che parte si sposta l'ago della bilancia. O si troverà il modo di attirare giovani e menti aperte, non condizionate da pregiudizi ed esperienze fallimentari, oppure questo territorio continuerà a perdere rilevanza. Com’è successo negli ultimi quindici anni, Nel corso dei quali siamo passati da 227mila abitanti agli attuali 215mila, con un’incidenza del 28% degli ultrasessantacinquenni. Che peserebbero molto di più, se non fosse per gli oltre 20mila giovani residenti stranieri.
Una strada può essere veicolo di colonizzazione economica o culturale, che acuisce la dipendenza dalle idee maturate in altri contesti. Oppure può essere un'infrastruttura che veicola idee innovative e generatrici di valore aggiunto. Di sicuro una strada, da sola, non fa primavera. Come la proverbiale rondine.



Un’analisi ineccepibile, Massimiliano.
RispondiEliminaOttimo articolo, provocatorio al punto giusto, che dire: speriamo che si crei quella volontà imprenditoriale e politica che riesca "di nuovo" a "bonificare" questo territorio impantanatosi ormai da diversi decenni.
RispondiEliminaServe un indirizzo scegliendo in che direzione vogliamo andare e servono idee. A volte anche idee semplici possono portare delle svolte, ma servono idee, che al momento non vedo né presenti, né in arrivo. Servirebbe anche una classe politica con un po’ più di coraggio e rivolta con uno sguardo al futuro, anche per evitare che quei pochi giovani locali siano costretti a cercare futuro altrove.
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